UDIN&JAZZ: Intervista a Mulatu Astatke

Il 7 luglio 2017 abbiamo avuto la fortuna di fare una bellissima chiacchierata con il padre fondatore dell’”Ethio-Jazz”: Mulatu Astatke.
Se lo conoscete, sapete benissimo che è entrato a tutti i diritti nella hall of fame della storia del jazz mondiale.
Se non lo conoscete, beh, il consiglio è quello di prendervi del tempo per incontrare il suo fantastico, appassionato e passionale, intellettuale e istintivo approccio alla musica.
Riccardo Del Fabbro l’ha intervistato per noi.

Mettetevi comodi e, Signore e Signori, godetevi l’uomo venuto dall’Etiopia: Mr. Mulatu Astatke.

Mulatu Astatke

Foto durante il sound check di Mulatu Astatke

Mr. Astatke, innanzitutto la volevo ringraziare per la grande opportunità di poter fare una chiacchierata con lei. Leggendo la sua biografia, mi è balzato agli occhi il fatto che lei ha studiato presso il Trinity College of Music di Londra e il Berklee College a Boston.

Sì, e devo aggiungere a queste due scuole anche Harvard e MIT.

Ho anche letto che una volta giunto in Gran Bretagna lei ha frequentato una facoltà d’ingegneria prima di cambiare fortunatamente idea e di spingersi verso la musica.
Quindi la prima domanda è: quali sono state le motivazioni che l’hanno spinta a scegliere la musica rispetto ai suoi precedenti studi?

Bene, c’è da dire che il vero problema all’inizio è stato non sapere di che talento ero dotato. Probabilmente perché, quando vivi nel tuo paese è molto difficile capire chi sei e quanto vali, soprattutto per quanto riguarda l’Etiopia a causa dell’insufficiente preparazione scolastica. Ma ho avuto la fortuna di trasferirmi in Gran Bretagna e una volta giunto lì mi ponevo sempre questa domanda: “Come posso creare il mio modo d’essere in un paese straniero?”
In UK ho avuto la possibilità di conoscere tutto, qualsiasi tipo di arte o di scienza. Ho avuto la possibilità di scoprire la musica, il teatro, il ballo, la fisica e la chimica….insomma…tutto! Proprio in quell’ambiente ho avuto la possibilità di scoprire chi realmente sono. All’università, ogni settimana, a me e ai miei compagni di corso veniva chiesto di analizzarci, di capire cosa realmente volevamo essere e cosa volevamo diventare.
Ma non solo, ci veniva anche detto in che campo lavorativo potevamo diventare persone di successo. A me dicevano che ero molto bravo in matematica e fisica, ma che sarei potuto essere un grande musicista, così a un certo punto decisi di credere in questo consiglio che mi veniva spesso dato. Ora, dopo anni, posso dire che fu un grande consiglio: mi ha permesso di scoprire finalmente il mio vero talento, mi ha fatto capire chi ero veramente. Decisi di trasferirmi al Trinity College di Londra per studiare Musica, poco più di un anno dopo mi trasferii al Berklee College a Boston.
Negli Stati Uniti, nel 1958, diventai il primo studente africano a frequentare un’università americana.
È così che sono diventato un musicista. Negli USA ho iniziato ad ascoltare e suonare musica live. All’inizio studiavo musica classica, ma quasi da subito la mia passione diventò il jazz, con i suoi arrangiamenti, la possibilità di comporre delle basi jazz e la possibilità di suonare diversi strumenti.
Mi ricordo che all’epoca -e tutt’ora il ricordo è fantastico- i miei professori mi dicevano di “ESSERE ME STESSO”.

 

Avevo un sacco di compiti riguardanti lo studio di grandi jazzisti come John Coltrane, Miles Davis, Duke Ellington e Gil Evans. Dovevo analizzare le loro opere. E mentre lo facevo continuavo a chiedermi: “Come queste persone sono diventate loro stessi?” E allo stesso tempo mi chiedevo: ”Come posso essere me stesso nell’ambito musicale?”

Questa era la domanda più importante che mi ponevo all’epoca e dopo un po’ che me la ponevo, mi trasferii a NYC. A New York ho avuto la possibilità di inventare e comporre una musica chiamata “Ethio-Jazz”, e oramai sono passati quasi 55 anni da allora. Grazie a questa creazione ho sentito di essere diventato me stesso, oltre che il padre di questa musica.
Improvvisamente ho iniziato a registrare canzoni, album, a suonarli in tantissime e diverse città degli Stati Uniti, finalmente questa musica è diventata conosciuta dalle persone. È cosi che tutto è iniziato.

 

Mulatu Astatke

Concerto Mulatu Astatke al Castello di Udine per Udin&Jazz, foto di Luca d’Agostino/Phocus Agency

Wow! Tutto questo è fantastico. Focalizziamoci sui suoi anni passati alla Berklee. Sempre attraverso la sua biografia ho letto che proprio in quegli anni lei ha scoperto la “latin music”. È tutto vero? Come è successo? Ha avuto qualche ispirazione artistica da questo genere?

Per niente, non ho avuto nessuna ispirazione dalla “latin music”. E ti spiego perché: tutti i ritmi che uno ascolta nella musica latina sono africani. Sono tutti ritmi africani! Non ho mai pensato fosse latin music, perché per me erano ritmi africani, i miei ritmi, i nostri ritmi. Attraverso la storia della musica, questi ritmi hanno viaggiato probabilmente dall’Africa fino ad arrivare alla musica Caraibica, a Cuba, e infine alla musica latina. All’inizio, sono abbastanza sicuro, venivano dall’Africa. Solo dopo sono stati ripresi dai latino americani. Adoro i latino americani, sono grandissimi musicisti, sono miei fratelli, ma questo non cambia: i ritmi e gli stati d’animo della musica latina sono africani in realtà. Quando arrangiavo e componevo all’inizio della mia carriera, pensavo sempre e solo all’Africa, all’Etiopia, a casa. È andata così. Forse all’epoca i ritmi latini hanno avuto la possibilità di viaggiare in tutto il mondo perché passavano tutti da New York, che al tempo era il centro del globo. Se studi tutti questi diversi ritmi e generi, scoprirai sempre che le origini iniziano in Africa.
Pensa a questo: se parliamo di Montunos in America Latina, dobbiamo anche sapere che in Congo esiste un ritmo molto simile chiamato Kikiriki, inventato secoli prima di quello cubano. Se ascolti gli arrangiamenti latini chiamati Mambo 1 e Mambo 2, ti accorgerai che quando ti trovi a Kinshasa, in Congo, troverai lo stesso ritmo grazie appunto al Kikiriki, alle due stesse velocità. Alla fine bisogna pensare che la musica è una comunicazione tra amici e fratelli in tutto il mondo.

Mulatu Astatke

Foto durante l’intervista a sinistra Mulatu Astatke a destra Riccardo Del Fabbro

Ho una curiosità ora. Come si immagina la musica del futuro e, in generale, il futuro della musica?

Il futuro della musica! Prima di tutto bisogna riconoscere e avere rispetto e amore per i nostri antenati, questo è quello di cui dovremmo tenere conto per quanto riguarda la musica. Riconoscere le radici della nostra cultura nella musica, e anche in altri aspetti della cultura.
Per quanto invece riguarda il futuro, più ascolti i tuoi antenati e le culture primitive, più le studi, più scoprirai nuove cose della musica, cose differenti da quello che già sai, cose magnifiche che molto probabilmente possono cambiare in men che non si dica la musica di oggi in qualcosa di nuovo.

Per esempio, parliamo dei ritmi e degli strumenti dei miei antenati: in Africa usiamo strumenti fatti di bambù, in Zimbabwe puoi trovare il Mbira piano, che veniva usato e suonato molti secoli prima degli “occidentali”. Ci si collega sempre allo studio delle proprie radici nel campo della musica. Se sei fortunato, attraverso queste ricerche puoi esplorare nuovi modi di produrre e suonare. Ma devi sempre pensare alle radici da cui viene la musica: nel mio caso le radici africane, gli antenati dell’Africa e spesso di tante altre parti del mondo. È da qui che le radici, la creatività e il talento della musica derivano. Probabilmente quando troverai degli strumenti bizzarri, degli strani arrangiamenti, sono questi che dovrai studiare e analizzare, per scoprire musica bellissima, tutta da esplorare. Questo è quello che suggerisco per il futuro.

Mulatu Astatke

Mulatu Astatke, foto di Luca d’Agostino/Phocus Agency

Un’ultima domanda: può pensare alla sua top 3 di tutti i tempi per quanto concerne gli album? O della musica di cui è realmente innamorato?

Più di 50 anni fa ho registrato un album chiamato “Mulatu of Ethiopia”, che recentemente è tornato sul mercato. Stavo sperimentando all’epoca. Nella musica etiope abbiamo quattro stili diversi e 5 note: è il sistema pentatonico. Nell’arrangiamento dell’album abbiamo tutti e 4 gli stili mixati e sovrapposti assieme, questa è una delle mie composizioni preferite. Adesso che mi ci fai pensare, ho suonato questo arrangiamento una volta insieme alla Duke Ellington’s Band. Duke era rimasto scioccato perché per lui era “musica avanzata”, quasi sperimentale. Infatti una volta mi disse: “Non mi sarei mai aspettato niente di tutto questo dall’Africa” (Mulatu Astatke ride). Come raccontavo prima, mi piacerebbe potergli dire che gran parte delle radici musicali viene dall’Africa. A parte questo, ero e sono innamorato della musica di Charlie Parker, musica fantastica, jazz fantastico. Ah, amo Debussy, con le sue diverse scale musicali e i suoi arrangiamenti. E, ancora, alcune incredibili tribù provenienti dal sud dell’Etiopia, che arrangiano musica con 12 note, cosi bella e completamente misteriosa nella sua produzione, ma lascio al futuro la ricerca di queste fantastiche e misteriose tribù. (Mulatu Astatke continua a ridere)

“Music, Love and Peace. Mulatu Astatke”
Alla fine della chiacchierata ho chiesto a Mr. Mulatu Astatke se poteva autografarmi un suo vinile e lui ha scritto questa dedica.

Intervista a cura di Riccardo Del Fabbro e Luca Pavan.
Traduzione: Riccardo Del Fabbro.
Revisione testo: Elena Di Giusto.
Si ringrazia per la collaborazione Udin&Jazz, Euritmica, Marina Tuni e Marco Saurini.
L’intervista in lingua originale la troverete a breve su constraint.nl

Mulatu Astatke

Mulatu Astatke, foto di Luca d’Agostino/Phocus Agency

Mulatu Astatke (Gimma, Etiopia, 1943), padre della musica Ethio Jazz.  Nel suo curriculum troviamo diverse collaborazioni con John Coltrane, Miles Davis, Duke Ellington. Le sorprese riguardo quest’uomo non finiscono qui: è stato il primo studente africano del prestigioso Berklee College of Music di Boston, nel 2005 è stato reso celebre in tutto il mondo per la colonna sonora di “Broken Flowers” di Jim Jarmush.

Vi ricordiamo l’ultimo appuntamento con Udin&Jazz:
A NIGHT IN BRASIL – TOQUINHO, MARIA GADÙ
opening act: LETIZIA FELLUGA TRIO
IN DIRETTA CON RAI RADIO 1
Udine – Piazzale del Castello 13 luglio 2017 – dalle h 21:00
Costo biglietto:
Poltronissime intero 30€, ridotto 22€

I Platea intero 25€, ridotto 18€
Platea numerata intero 20€, ridotto* 14€
(acquistabili online e alla biglietteria in Piazza Libertà a Udine)

*Riduzioni studenti under 26

Editor di Constraint Magazine