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6° edizione di “L’Arte non Mente” – oltre il manicomio, verso i diritti umani

 
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“Quanta verità può sopportare, quanta verità può osare un uomo?” (Friedrich Nietzsche)

Sabato 8 giugno 2019, al parco dell’ex ospedale psichiatrico di Udine (Sant’Osvaldo), c’è stata la conferenza di inaugurazione di “L’Arte non Mente”, la mostra d’arte dedicata alla triste realtà dei manicomi in Italia prima della legge Basaglia (1978). Giunta ormai alla sua sesta edizione, la mostra di quest’anno, “Genius Loci – oltre l’ex manicomio”, ospita le opere di più di 40 artisti.

“Genius Loci”, ideato dal duo TTOZOI composto da Stefano Forgione (Avellino, 1969) e Giuseppe Rossi (Napoli, 1972), nasce dall’idea di realizzare opere d’arte direttamente in luoghi storici prescelti, attraverso la tecnica della proliferazione naturale di muffe su juta, con interventi pittorici successivi. In che modo si innesca quindi il rapporto tra l’opera d’arte e il luogo prescelto per la sua creazione? Proponendo in chiave contemporanea una rilettura delle opere che anticamente venivano realizzate “su commissione” per cattedrali e palazzi nobiliari. Forgione e Rossi realizzano i loro lavori “sul posto”: il processo naturale delle muffe, utilizzato come medium artistico, risulta fortemente influenzato dalle caratteristiche microclimatiche del luogo di esecuzione. Le opere, così, riescono a catturare l’anima del luogo, trasferendo sulla tela la memoria del sito, il genius che in esso è custodito.

Nello specifico, i TTOZOI collocano sulla juta materie organiche (farine di vario tipo), acqua e pigmenti naturali, per poi riporre la tela all’interno di una teca chiusa. Le particolari condizioni che si vengono a creare all’interno della teca favoriscono la proliferazione di muffe che, nutrendosi della sola parte organica, interagiscono con l’opera secondo uno schema ignoto e apparentemente caotico. Monitorando la progressione delle spore, gli artisti decidono di intervenire interrompendo il processo solo quando il risultato appaga il loro gusto estetico. A questo punto le tele vengono pulite, lasciando visibile solo le tracce del passaggio della natura sviluppatosi sulla tela. Il tutto viene poi fissato con delle resine utilizzate al solo scopo protettivo, senza alterare la “naturalità” del risultato.

Sette sono gli artisti scelti dalla curatrice Donatello Nonino per affiancare il duo TTOZOI – Beatrice Cepellotti, DAZ Daniela Moretti, Alfonso Firmani, Gangheri Ugo, Maria Elisabetta Novello, Silvano Spessot, Enzo Valentinuz -, per un totale di 18 tele complessive esposte nei padiglioni dismessi del Parco di Sant’Osvaldo, lungo un periodo di 40 giorni.

Nello stesso periodo altri artisti interverranno con installazioni site specific e performance in tutto il parco: Adele Ceraudo, Marco Tracanelli, Andrea Arban, Aurelio Fort, Giancarlo Feruglio, Jo Egon, Passonia, Nathalie Cappellotti, Alchimia, Ruggero Lorenzo, Carlo Cumini, e molti altri. L’evento ha come madrina d’eccezione la Conservatrice dei Civici Musei di Udine, Vania Grasinigh.

La mostra è visitabile gratuitamente tutti i giovedì, i venerdì, i sabati e le domeniche, tra le ore 18.30 e le 23.00, dall’8 giugno al 7 luglio 2019.

Sono previsti, inoltre, alcuni incontri con gli artisti nelle seguenti date:

  • Venerdì 14 giugno, alle ore 18.30, con i 17 artisti dell’Associazione Forrnaernentis;
  • Venerdì 21 giugno, alle ore 18.30, con gli 11 artisti delle installazioni Open Air;
  • Venerdì 28 giugno, ore 18.30, con i 7 artisti della residenza d’artista Genius Loci.

Numerosi saranno i concerti che accompagneranno la rassegna artistica:

  • Giovedi 13 giugno, ore 19,30 Rocco Burtone;
  • Venerdi 14 giugno, ore 21,00 Moran Dix;
  • Sabato 15 giugno, ore 18,30 / 24,00 a cura di HYBRIDA: Atlanti, Pieno e Vuoto, Perfavore Sing, Ongon, vs Gullydanda;
  • Venerdi 21 giugno, ore 21,00 Les Tambours de Topolò;
  • Venerdi 28 giugno, ore 21,00 Shari Noioso;
  • Sabato 29 giugno, ore 21,00 Freestyle Battle DJ Tubet;
  • Sabato 6 luglio, ore 21,00 Barbara Errico & Tho Short Sloopors;
  • Domenica 7 luglio, ore 21,00 Capitano Tutte a Noi.

Il finissage finale, infine, avrà luogo domenica 7 luglio alle ore  18.30.

Per quanto riguarda la conferenza di inaugurazione, sono intervenute: Donatella Nonino, referente del servizio CIDR Udine per la cooperativa Duemilauno, oltre che ideatrice e curatrice di “L’Arte non Mente”; Mariangela Bertoni, direttrice del Dipartimento di Salute Mentale di ASUIUD (Azienda Sanitaria Universitaria Integrata di UDine); la professoressa Francesca Agostinelli, docente di Storia dell’Arte, curatrice indipendente e giornalista freelance; Felicitas Kresimon, presidente della Cooperativa Duemilauno Agenzia Sociale.

Riportiamo il discorso della dott.ssa Mariangela Bertoni, piuttosto esemplificativo dello spirito generale dell’esposizione:

«l’anno scorso era l’anniversario dei 40 anni dalla promulgazione della 180. Sicuramente l’inizio della chiusura dell’ospedale psichiatrico di Udine è iniziata nel 1995, a distanza di pochi anni dal ’78. L’inizio è stato celebrato come una festa in cui gli artisti avevano un posto centrale. (…) Facciamo conto sulla società civile per fronteggiare pericoli di arretramento nei percorsi di cura e nella risorse date alla salute e alla salute mentale, e anche nella difficoltà del riconoscimento dei diritti. Arte e riconoscimento dei diritti sono i nostri fari per mantenere alta l’attenzione verso i percorsi di cura che vedono le persone al centro delle nostre preoccupazioni e del nostro lavoro. In questo mese, in questa regione, ci sono state due manifestazioni molto importanti: la prima, People, il 13 aprile; la seconda si sta concludendo oggi, ed è il Gay pride.

(…) Donatella nel suo libro scriveva che “L’Arte non Mente” è un evento che sta fra la memoria e la trasformazione: questo è proprio un luogo tra memoria e trasformazione, e nella trasformazione il faro è il riconoscimento del diritto e dei diritti.

Vi lascio con una frase di Simone Weil che mi piace molto: “l’adempimento effettivo di un diritto non proviene da chi lo possiede, bensì dagli altri uomini che si riconoscono, nei suoi confronti, obbligati a qualcosa” (La prima radice. Preludio ad una dichiarazione dei doversi verso l’essere umano)».