Francis Bacon: La sua tragedia umana

 
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Se l’accezione di Espressionismo Astratto in America si associa ad un tipo di espressione priva di figurazione e si lega al filone Informale del vecchio mondo, come spiegato negli articoli precedenti, l’Espressionismo in Europa si affaccia invece all’arte figurativa.

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Con il termine Espressionismo si intende la volontà di rappresentare la realtà non per come oggettivamente è vista ma per come viene sentita dal pittore o dall’artista. Prevale il sentimento individuale di chi dà vita alle opere e la volontà di rendere il lato emotivo della realtà che si contrappone a quello oggettivo. Corrente sviluppatasi in Europa durante i primi anni del Novecento e più propriamente in Germania, l’Espressionismo prende soprattutto le distanza dalla corrente precedente degli Impressionisti. L’impressione di ciò che l’artista osserva tramite la tela e l’espressione di ciò che l’artista sente mentre da’ vita all’opera.

La correlazione tra l’Espressionismo e la figura di Francis Bacon è un “false friend”.
Descritto come aggressivo, tormentato da un dolore profondo e  iconoclasta, Bacon adotta uno stile tragicamente esistenziale con una violenza estrema che mette in scena la condizione umana distrutta nella sua identità sia corporea che esistenziale. La sua arte non può semplicemente essere associata ed interpretata come una forma espressionista.
Egli stesso afferma:

 “io non sono espressionista”.

Uno di quegli artisti che non possono essere annoverati sotto un cappello artistico o inquadrati in una corrente, non è associabile ad un movimento artistico preciso ma adotta, nei suoi dipinti, richiami al Cubismo, somiglianze all’Espressionismo, forti connotazioni derivanti dalla fotografia e dal cinema.
Una delle singole grandi stelle che hanno fatto la storia dell’arte del XX.

Francis Bacon

Francis Bacon, Three Studies of Lucian Freud, 1969. © The Estate of Francis Bacon. All rights reserved. / DACS, London / ARS, New York / Christie’s Images Limited 2013

L’artista di Dublino, nato nel 1909, può avvicinarsi a quella corrente espressionista senza però mai sentirti parte di essa. Completamente autodidatta, senza mai aver frequentato una scuola o uno studio, la sua arte è frutto solo della sua esperienza, della sua biografia e della sua volontà di sperimentare ed esprimersi. Uno di quegli artisti definiti maledetti, un artista di cui è impossibile scindere la vicenda biografica dal percorso artistico di una pittura che nasce dal tormento esistenziale e di questo è al contempo catarsi.

Riflettendo sulla sua arte scrive:

“Ho sempre sognato di dipingere il sorriso, ma non ci sono mai riuscito”.

Il suo approccio atipico alla pittura parte da uno studio della fotografia e del cinema. Egli non utilizzava modelli reali ma dipingeva dalle fotografie.
Alla continua ricerca di raffigurare la tragicità umana, le sue opere hanno come protagonisti sempre esseri umani.

“Penso che l’arte sia un’ossessione per la vita, e dato che siamo umani, la nostra grande ossessione è quella per noi stessi. Successivamente ci sono gli animali, poi i paesaggi.”

Nei quadri di Bacon si intravede, non solo ciò che appare violentemente a colpo d’occhio, e cioè la misera condizione umana di sofferenza ma c’è anche un forte contrasto tra la figura e lo sfondo. Di una potenza estetica il distacco tra queste figure contorte e deformate, sfocate, dai lineamenti non chiari e quasi mostruosi inserite in spazi geometrici ed asettici, con campiture di colori uniformi e monocromi, creano un distacco dall’impatto emotivo reso dalla figura umana rappresentata.

Francis Bacon

Diego Velazquez Pope Innocent X 1650. Study after Velazquez’s Portrait of Pop Innocent X 1953 © The Estate of Francis Bacon. All rights reserved.

Bacon riporta la figura al centro dell’osservazione in un periodo in cui l’arte che domina è quella astratta o quella pop. In questo modo coglie un fenomeno che sostiene essere  irreversibile: il decadimento della pittura rinascimentale e post-rinascimentale. Un artista che ha saputo padroneggiare la scena internazionale del XX secolo e la cui arte ha saputo imporsi e trovare una riconoscenza sul mercato anche dopo la sua morte. Basti pensare che nel novembre 2013 il suo trittico “Three Studies of Lucian Freud”, è stato venduto da Christie’s di New York per 142 milioni di dollari (106 milioni di euro). All’epoca si trattava dell’opera d’arte più costosa mai venduta all’asta.

Rimanendo nell’ambito degli artisti maledetti e figure forti che si sono aggiudicate la fama mondiale grazie al loro estro, vorrei tornare in America per aprire un’altra parentesi: nel prossimo numero de “La rubrica del contemporaneo” parleremo di Basquiat!

Ecco a voi La Rubrica del Contemporaneo!