L’Informale: le combustioni di Alberto Burri.

 
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Quando un sacco di plastica diventa arte

Il mese scorso abbiamo visto come con l’Arte di Concetto avviene una forte cesura con la tradizione e con il concetto classico di arte. I primi anni 20 del ‘900, caratterizzati dalle Avanguardie Storiche, creano una forte rottura con il passato grazie alle loro sperimentazioni continue. Tuttavia, già con gli anni’30 prendono avvio delle correnti di controtendenza che vanno alla nuova ricerca del figurativo. Una notevole spinta in questa direzione è sicuramente data dallo scenario storico; hanno un ruolo importante i regimi totalitari instaurati in Europa, contrari alle arti di avanguardia ed alle loro implicite libertà. Allo stesso tempo vi è un ripensamento da parte degli stessi protagonisti delle avanguardie che si riavvicinano a modelli rappresentativi più tradizionali. Questi atteggiamenti e queste tendenze permangono anche nel secondo dopoguerra; è in questo periodo che si sviluppa l’Arte Informale.

Essa ha una matrice astratta e la sua caratteristica principale è definita dal termine stesso, è contraria a qualsiasi forma. Quest’ultima intesa come tutto ciò che ha un contorno, con il quale un oggetto o un organismo si differenzia dalla realtà circostante, e nel quale si definiscono le sue caratteristiche visive e tattili. Estraniandosi dalla forma, dà vita a una nuova creatività artistica che porterà alla nascita di tutta una serie di tendenze che finiranno per sconfinare del tutto dalle tradizionali categorie di pittura e scultura. L’informale è pertanto da considerarsi una matrice fondamentale di tutta l’esperienza artistica contemporanea.

Mark Rothko, Untitled, 1952–53

Nell’ambito dell’Informale sono state individuate svariate correnti artistiche, le principali sono da considerarsi le seguenti: l’Informale gestuale e l’Informale materico. A questi vanno ad affiancarsi anche lo Spazialismo e la pittura segnica.
L’Informale gestuale verrà toccato in un articolo successivo, quando sposteremo i nostri orizzonti in America. Questo mese rimaniamo in Italia partendo dall’Informale materico, forse quel filone che in Europa si manifesta maggiormente. La sua derivazione si basa sul binomio materia-forma. Gli artisti sviluppano immagini in cui i valori estetici ed espressivi sono rappresentati dai materiali utilizzati.
In Europa, il filone materico, nasce nel 1943 con il pittore francese Jean Fautrier. Egli inserisce nei suoi quadri materiali plastici che emergono dalla superficie del quadro. In tal modo va a rompere la linea di demarcazione tra pittura e scultura unendole in un’unica rappresentazione artistica.

“Dépouille” Jean Fautrier, 1945

In Italia, come rappresentante della corrente materica vorrei citare la figura di Alberto Burri. Egli nasce a Città di Castello nel 1915. La sua biografia è importante poiché grazie alle sue esperienze di guerra si avvicinerà alla pittura. Partito per la guerra come ufficiale medico nel 1940, viene catturato in Tunisia e imprigionato a Hereford (Texas), in quel luogo e in quel momento nasce la sua ricerca artistica. Rientra in Italia, a Roma, nel 1946. Da lì in poi abbandona la medicina per diventare a tutti gli effetti un artista. La sua arte è contraddistinta dall’utilizzo di materiali extra-artistici, dal catrame ai sacchi, dalle plastiche al legno, dalle lamine di ferro saldate sino al cellotex.

Alberto Burri

Alberto Burri al lavoro, foto Aurelio Amendola, 1977

I cicli, o serie, più famosi di Burri sono i Sacchi (1950) e le Combustioni (1957). Forma, superficie e supporto tendono tra di loro a coincidere.
Egli rattoppa sacchi, brucia la plastica, fonde il ferro, screpola le superfici.

“da una ferita è scaturita la bellezza perché Burri muta gli stracci in una metafora di carne umana, sanguinante […] poi cuce le ferite con un senso di evocazione e con la stessa sensibilità con cui le ha fatte”.

Nel suo approccio informale si trova comunque un certo rigore nella ricerca di pulizia e chiarezza, là dove la cromia è nitida, la giunzione tra i componenti è netta. Lo studio dei materiali ha un percorso lineare, partendo dalla ruvida juta fino ad arrivare ad una nuova materia, il Cellotex (masonite). Con l’ultimo ciclo espressivo, sembra aver esaurito tutte le provocazioni materiche al punto da ritornare a una cromia pura. Il suo percorso parte da una rappresentazione tormentata con forti incursioni nella sua esperienza personale e umana della guerra sino a trovare la pace e il rigore formale nella pura rappresentazione bidimensionale.

Alberto Burri

Celloetx, Alberto Burri ,1979

Il prossimo mese ci avvicineremo ad un altro artista Italiano, Lucio Fontana, che ha aderito alla corrente informale rompendo lo spazio e irrompendo nella tridimensione. Stiamo parlando dello Spazialismo.

Questo articolo fa parte della Rubrica  del Contemporaneo curata da Cecilia Durisotto.