The Legend of the Demon Cat – recensione

 
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Chen Kaige (meglio noto per la sua pellicola “Addio mia concubina” vincitrice della Palma d’Oro a Cannes nel 1993) dirige una pellicola permeata da un’aura epica, che si muove agilmente tra verità storica e finzione narrativa e cinematografica. “The legend of the Demon Cat” è un prodotto che mescola elementi sentimentali, gialli e fantasy: se la componente fantastica è quella dominante, la sentimentale trova terreno fertile nella seconda parte del film, mentre la tensione e il mistero sono relegati ad una fetta fin troppo esigua della pellicola.

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

La narrazione si apre con l’arrivo del monaco nipponico Kukai alla corte imperiale cinese negli anni della Dinastia Tang. Il monaco buddista è stato chiamato per osservare il presunto caso di possessione dell’imperatore, che sfortunatamente all’arrivo del monaco esala il suo ultimo respiro. Da quel momento in poi Kukai intuisce che la sua morte cela nascosto un mistero e comincia a indagare con l’aiuto del poeta Bai Juyi. Seguendo gli indizi lasciati dallo spirito di un gatto demoniaco la coppia investigativa scaverà nel passato della corte imperiale. Così scoprirà la storia della concubina moglie dell’imperatore, Lady Yang, e della sua solitaria e commovente morte per mano del suo stesso popolo.
La storia raccontata è un intricata matassa di personaggi leggendari, fatti meravigliosi e segreti sepolti dal tempo che durante le due ore abbondanti della visione ci vengono esposti in maniera leggermente prolissa. Idealmente possiamo separare il film in due metà legate da un momento chiave: il ritrovamento del diario della guardia di Lady Yang. Se la prima fase è una rapida rassegna di momenti di suspense, azione e mistero, la seconda è piuttosto una prolungata digressione sul passato della corte imperiale e in particolare sulla meravigliosa festa che fu dedicata a Lady Yang dal suo consorte imperatore (oltreché sui motivi che hanno causato la morte di lei). A imporsi per durata e quantità di effetti speciali ad essa dedicati è certamente la seconda parte del film che sembra puntare quasi solamente sullo stupore che crea nello spettatore col suo comparto visivo da colossal. Tuttavia l’elemento degno di menzione di questa seconda fetta della pellicola risulta essere un altro: la capacità di coinvolgere emotivamente il pubblico costruendo una storia tanto complessa quanto drammatica.

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

Durante l’intero film la quantità di personaggi che ci vengono presentati è spaventosamente alta e già così il rischio di perdere il filo della trama aumenta. Ma a peggiorare le cose intervengono i nomi dei suddetti personaggi, che mettono duramente alla prova lo spettatore occidentale medio non avvezzo ai suoni delle lingue orientali. In questo universo vasto e confuso le uniche due certezze per noi spettatori sono Lady Yang e lo spirito del gatto demoniaco. Loro due infatti sono le colonne portanti dell’intera storia, rispetto alla quale svolgono il ruolo rispettivamente di contenuto e messaggero.
II setting dell’epico racconto si nutre di velleità di grandezza. Fin dalle prime inquadrature ci vengono mostrati ambienti monumentali in perfetto stile orientale. Lo spettatore si fa di colpo piccolo al di sotto di strutture dalla vertiginosa altezza e intuisce subito che la storia che sarà raccontata avrà un ampio respiro.
L’ambizione della pellicola emerge anche e soprattutto dal comparto d’effetti speciali impiegati. Questi sono funzionali a rappresentare la magia nella corte dei Tang; oltretutto sono l’elemento portante del lato divertente della storia.

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

fotogramma tratto da The Legend of the Demon Cat, regia di Chen Kaige (Cina, 2017)

Nel complesso il film è stato concepito come una pellicola d’intrattenimento con grandi ambizioni e con il preciso intento di lasciare a bocca aperta il pubblico in sala. Tuttavia la qualità non eccelsa degli effetti speciali e la durata non giustificata dell’opera (se non dalla voglia di raccontare una storia senza la benché minima sintesi ed economia narrativa) mettono a dura prova lo spettatore. Egli alla fine lascia il cinema meravigliato sì, ma anche stremato.

Recensione di Riccardo Virili

The Legend of the Demon Cat è stato proiettato il 28 aprile 2018 al Teatro Nuovo Giovanni da Udine per il Far East Film Festival.  Per ulteriori informazioni sul festival: Far East Film Festival.

Editor di Constraint Magazine