Blu Box After Contatto vol. II: intervista ai Savoy – Hard

 
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Ci siamo quasi! Manca pochissimo a BLU BOX AFTER CONTATTO VOL. II.
Malgrado non bastino due righe per ringraziarvi dell’esplosività che ci avete lasciato il 24 febbraio, ci proviamo comunque a riassumervi la nostra gratitudine e soddisfazione nel vedervi partecipare così numerosi. Il 24 febbraio, infatti, BLU BOX AFTER CONTATTO ha preso avvio al Teatro Palamostre con la folgorante performance BAU #2 di Barbara Berti ed è proseguito nel foyer del teatro che -una volta coloratosi di blu – si è letteralmente vivacizzato grazie alla ricca selezione musicale di Simon Pico in arte BRUCALIFF.
La nostra avventura però non finisce qui: BLU BOX AFTER CONTATTO ritorna.
E, stavolta, in formato 2.0. Esattamente sabato 17 marzo il Teatro Palamostre si animerà nuovamente a partire dalle 21.00 stupendovi con un imperdibile spettacolo multimediale intitolato PhilipSeymourHoffman par exemple; si tratta di un testo scritto dal drammaturgo argentino Rafael Spregelburd su invito della formazione multidisciplinare TRANSQUINQUENNAL, collettivo di origine belga già molto conosciuto e apprezzato in Belgio. Una novità imperdibile che per la prima volta Teatro Contatto porta in Italia!  E cosa vi aspetta subito dopo? Un duo originale e fragrante il cui nome non lascia spazio a fraintendimenti: stiamo parlando dei SAVOY-HARD, un duo di selecter udinesi i cui mixati spaziano dalla musica house, alla dance, alla italo disco. Un progetto nuovo, nato per caso, in cui però non tardano a mancare ingredienti essenziali come una grande curiosità e una passione viscerale per la musica. Per prepararci al 17 marzo e per farveli conoscere un po’ di più, Constraint Magazine Udine ha rivolto loro qualche domanda!

Blu Box after Contatto vol. II

1) Riccardo e Gianluca, aka SAVOY-HARD, raccontateci brevemente com’è nato questo progetto e come avete deciso di chiamarvi SAVOY-HARD?

R: il progetto è nato senz’altro per una sinergia a livello di gusti musicali tra me e Gianluca. Per quanto riguarda il nome SAVOY-HARD quest’ultimo prende sicuramente ispirazione dal mondo della italo-disco: molti autori italiani italo-disco degli Anni Ottanta adottavano solitamente nomi di derivazione anglosassone che – pur non significando nulla nella lingua inglese – tradotti in italiano, assumevano invece un senso compiuto. Un esempio classico è ALBERT ONE, pseudonimo di Alberto Carpani, cantante e dj italo-disco molto noto negli anni Ottanta. Tornando al nome SAVOY-HARD, a Gianluca era inizialmente venuto in mente di chiamarci Savoia mentre io ero propenso per Savoyhardo e solo successivamente siamo giunti ad un compromesso “inglesizzando” il nome e optando per SAVOY-HARD.

G: il progetto è nato un anno fa – nel 2017 – ed è frutto dell’incontro tra me e Riccardo. Io inizialmente selezionavo dischi sotto il nome di Monociglio On Fire mentre Riccardo con il nome di Skiver Commuter. In più occasioni ci siamo ritrovati entrambi a selezione e mixare brani musicali ed è proprio in quelle circostanze che è maturata l’idea di intraprendere questo progetto.

2) Sappiamo che il vostro repertorio in parte si incentra sulla musica italo disco e la musica dance. Raccontateci qualcosa di più a proposito di questi due universi musicali. Ed in che modo è nata e maturata la vostra passione per questi generi?

R: la musica italo disco è sicuramente un filone successivo alla musica disco americana diffusasi tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta nei principali club newyorkesi e -più in generale- nelle principali città statunitensi. In Italia questo genere viene assorbito e rivisitato a partire dai primi anni Ottanta qualificandosi, per l’appunto, come italo-disco. In particolare ci sono dei brani della italo-disco del 1983 che a mio parere rappresentano il punto più puro di questo genere; a tal proposito mi vengono in mente due brani dei BWH come “Stop” e “Livin’ Up”.
Per quanto mi riguarda, la scoperta della italo-disco non si è limitata esclusivamente al contesto musicale quanto piuttosto alla mescolanza di più sfere artistiche: attraverso video underground, corti cinematografici, telefilm – mi riferisco ad esempio alla sigla di ”College” di Claudio Simonetti – mi sono sempre di più avvicinato a questo genere.  Col tempo, spinto da una grandissima curiosità, ho continuato a compiere ricerche su ricerche.

G: Ho sempre ascoltato e suonato tanta musica, in particolare il rock in tutto le sue variabili possibili. Ora ti dirò forse una banalità: nel 2001, per me e per milioni di ragazze e ragazzi in tutto il mondo, l’uscita del secondo disco “Discovery” dei Daft-Punk è stata un evento spartiacque perché tanti come me abituati ad ascoltare –per citarne uno- i Nirvana, hanno trovato in quel disco, suoni elettronici originali e altrettanto eccitanti. Questo passaggio mi ha permesso di avere una visione maggiormente distanziata della musica senza che l’ascoltassi esclusivamente “da fan”. E’ da quel momento in poi che ho cominciato ad ascoltare qualsiasi genere, senza distinzioni: dall’hip-hop all’elettronica sino – appunto- alla italo-disco.  

 3) Gianluca e Riccardo come avete intuito che la vostra curiosità per la musica si potesse tradurre nella realizzazione di un progetto musicale come questo?

R: Sicuramente il progetto SAVOY-HARD è nato per una grande passione musicale e -aggiungo- anche per la curiosità di conoscere qualcosa di più sul funzionamento dei meccanismi di mixaggio dei dischi. Un po’ alla volta, allenandomi sulle diverse tecniche e modalità di mixaggio, ho cominciato ad apprezzarne anche l’aspetto di intrattenimento e svago che poi si è tradotto nel desiderio di far divertire chiunque ascolti i nostri mixati.

G: Fin da adolescente sono sempre stato ossessionato dalla musica. Sul serio. Posso dirvi però che ho avuto un ingresso per così dire “didattico” al mondo del djiing; devo molto ad un libro che consiglio vivamente e che si intitola “Last Night a DJ saved my life”.

 4) In che modo vi piace fruire maggiormente dell’ascolto musicale? I successi delle piattaforme musicali come bandcamp, soundcloud, mixcloud, hearthis.at, sono sotto gli occhi di tutti. Quale strumento di divulgazione consigliereste a chi- come voi- vuole promuovere in modo indipendente le proprie selezioni musicali o i propri mixati?

 

R: Bandcamp sta diventando sempre più un punto di riferimento per coloro intenzionati a far conoscere in modo indipendente la propria musica. Noi, per promuovere i nostri mixati, abbiamo scelto Soundcloud dove potete trovare il nostro mixato registrato in occasione del concerto di MISS KETA durante l’evento Fur [di Gender]. Più semplicemente, anche il classico YouTube ritengo sia una piattaforma molto utile che offre la possibilità di scoprire e ricercare nuova musica. La ricerca musicale, diversamente dall’ascolto e dalla fruizione di brani – per cui prediligo molto l’ascolto tramite vinili- l’ho sempre eseguita su Internet. Ecco perché mi sento di consigliare come mezzo di promozione musicale tanto Bandcamp quando Soundcloud, ossia quelle medesime piattaforme musicali da cui noi reperiamo le novità musicali e con cui veniamo a conoscenza di artisti emergenti.

G: Per rispondere alla prima domanda, la mia ricerca è quasi sempre molto casuale; ciò nonostante ho delle piste di riferimento da cui partire fra cui, appunto, Bandcamp ma anche alcuni canali di YouTube come ad esempio ThisisExists? o Les Yeaux Orange, Musical Treasure, Musical From Memory. Inoltre, ci sono delle ottime emittenti radiofoniche da ascoltare: mentre lavoro o sono al computer ascolto molto spesso una stazione radiofonica francese chiamata DJam RADIO; oppure KEXP, un’emittente radio di Seattle che ha raggiunto un’elevatissima qualità delle proposte musicali. Suggerisco anche SOMA FM di San Francisco, una piattaforma radio multicanale che dispone di una quindicina di canali e per cui mi sento di consigliare il canale SF1033. In riferimento alla seconda domanda, invece, mi sento di condividere quanto già detto da Riccardo: Bandcamp, Soundcloud, Mixcloud sono sicuramente fra i servizi più utili dedicati alla promozione musicale.

5) Nell’odierna scena italiana -ed estendendo lo sguardo anche al panorama internazionale- quali sono i dj e i musicisti che maggiormente vi influenzano? Avreste qualche consiglio musicale da darci?

R: E’ difficilissimo per me definire un personaggio nella scena musicale che identifico come punto di riferimento. Recentemente posso dire di essermi appassionato alla musica funk nord africana. Consiglio, a tal proposito, l’etichetta musicale “HABIBIFUNK RECORDS”.

G: Difficilissimo anche per me pensare ad un dj o musicista che nell’odierna scena musicale mi influenza; piuttosto mi sento di consigliare un’etichetta discografica anche io, la “MEXICAN SUMMER che, a partire dal 2014, ha riscontrato un clamoroso successo.

Blu Box after Contatto è un appuntamento creato da Constraint Magazine Udine in collaborazione e con il sostegno del CSS-Teatro stabile di innovazione del FVG.