Studio Visit con Marta Cuscunà

 
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Venerdì 11 luglio 2018 al Teatro San Giorgio di Udine il laboratorio di Marta Cuscunà è stato aperto al pubblico. Css teatro stabile di innovazione del FVG ha voluto dare un’anticipazione di quello che vedremo nella prossima stagione teatrale, in particolare il 26 e il 27 ottobre 2018, quando Marta Cuscunà presenterà la prima nazionale di Il Canto della Caduta. Cerchiamo di capire di cosa si tratta, approfondendo i temi trattati nello spettacolo, ripercorrendo la fase di ricerca e realizzazione, con una piccola introduzione al teatro di figura oggi, nel mondo.

Il Canto della Caduta è uno spettacolo di teatro di figura, ovvero che utilizza burattini e marionette, molto complesso fin dalla sua concezione. Nasce dalla co-produzione di Centrale Fies, CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, Teatro Stabile di Torino, São Luiz Teatro Municipal Lisbona e in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano e A Tarumba Teatro de Marionetas Lisbona, molte realtà che hanno creduto in un progetto molto ambizioso reso anche possibile da aziende che si sono rese sponsor tecnici fornendo i materiali e i mezzi per la realizzazione pratica dello spettacolo .

 

Le Marionette

Marta Cuscunà è un’attrice originaria di Monfalcone, diventata famosa per la sua trilogia sulle resistenze femminili (tra cui Sorry, boys di cui vi abbiamo già parlato qui). I suoi spettacoli sono molto particolari e raramente è possibile vedere qualcosa di simile, per diversi motivi. Prima di tutto sono spettacoli di marionette dalle meccaniche molto complesse, progettate per essere controllate contemporaneamente dalla stessa persona . L’attrice controlla ognuno dei personaggi da una posizione nascosta e, allo stesso tempo, ne recita le voci. L’abilità dell’attrice è quella di far dimenticare al pubblico tutto ciò, rendendo l’individualità di ogni personaggio, recitando i dialoghi ad un ritmo talmente veloce da dare la sensazione che le voci si sovrappongano. Un’altra caratteristica dei suoi spettacoli è quella di essere liberamente basati su ricerche storiche approfondite, quasi a voler garantire la verosimiglianza dei fatti narrati dalle marionette sul palco.

 

La Storia

Il Canto della Caduta è la prosecuzione di questa ricerca sul ruolo femminile nella società, in particolare cerca di dare risposta ad un quesito molto importante: è mai esistita una società in cui l’uomo e la donna sono vissuti senza prevalere l’uno sull’altro, senza patriarcato o matriarcato? Per rispondere a questa domanda, è necessario andare molto indietro nel tempo, talmente indietro che gli strumenti della ricerca storica vanno affiancati dalla ricerca archeologica ed etnografica. Il nuovo spettacolo Il Canto della Caduta è infatti basato su un mito ladino, il mito di Fanes, un ciclo epico tramandato per via orale che racconta la storia di una popolazione delle Dolomiti . Questo mito è diverso dagli altri in quanto parla della fine di un’epoca di pace di una società basata sul matriarcato, e dell’inizio di un periodo di guerra, dovuto all’arrivo di un re straniero.

All’inizio il regno di Fanes è un posto pacifico, i suoi abitanti sono alleati del popolo delle marmotte, ma la sua regina si sposa con un re straniero, avido dei tesori delle miniere del regno dei nani. Al fine di entrare in possesso dei beni dei nani, il re spezza l’alleanza con le marmotte e inizia a preparare il proprio regno alla guerra, sconvolgendolo e condannando tutti i sudditi a morte e sofferenze. A beneficiare di questo saranno i corvi che si nutrono di carogne, testimoni dell’intera vicenda, e sostenitori della guerra. Sono proprio loro ad essere scelti come personaggi da far interpretare alle marionette di Marta Cuscunà, assieme ad altri due personaggi misteriosi, ispirati dalle opere del duo di street artist Herakut. Durante questa studio-visit è stata presentata una scena dallo spettacolo in cui due dei quattro corvi che occupano il palco discutono su quanto potrà continuare questo periodo di abbondanza di cibo.

 

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Il canto della caduta: la scena.

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Il Laboratorio

La realizzazione di uno spettacolo di teatro di figura passa anche per il laboratorio/officina di animatronica. In questo caso le marionette sono state realizzate da Paola Villani (progettazione e realizzazione animatronica) e Marco Rogante (assistente alla regia), che hanno dovuto realizzare, in collaborazione con Marta Cuscunà, diverse versioni dei corvi per arrivare a quella definitiva. I corpi dei corvi vengono studiati a partire dai movimenti, scattosi e rigidi, tipici degli uccelli, scartando la possibilità dei meccanismi soffici, i così detti soft-robot, capaci di restituire mobilità simili a quelle dei tentacoli dei polipi. La scenografia risultante è insolita e ricorda più un’installazione della Biennale che una scenografia teatrale.

 

 

I controlli dei corvi sono joystick, totalmente meccanici, realizzati con parti facilmente sostituibili, come per esempio i freni delle biciclette. L’utilizzo dell’elettronica è stata scartata, per la complessità della manutenzione e per la mancanza della sensibilità del movimento, ovvero la tipica resistenza di un meccanismo alla manovra, necessaria per l’espressività interpretativa.

 

La Ricerca

Se da una parte le marionette e la storia fiabesca meravigliano il lato infantile dello spettatore, l’aspetto di questo lavoro che giunge all’adulto è la ricerca teorica e storica alla base del messaggio dello spettacolo. La ricerca di Marta Cuscunà è la prosecuzione naturale di quella della trilogia delle resistenze femminili. La dimostrazione dell’esistenza in passato di una società basata su un rapporto mutuale tra maschi e femmine risulta fondamentale per il superamento del patriarcato. Questo spettacolo vuole dimostrare che il conflitto e la sottomissione all’interno della società non sono intrinseci nel genere umano e che un buon esempio di società è esistito, raccontando proprio la caduta di questo modello positivo.

Per poter arrivare a questo risultato la ricerca storica non è più sufficiente, in quanto è necessario tornare ancora più indietro nel tempo, bisogna arrivare alla preistoria, per lo studio della quale sono necessari altri strumenti, come l’archeologia descrittiva, l’etnografia, la linguistica, lo studio del folklore e la mitologia comparata. Il mito raccontato in il Canto della Caduta è una delle fonti ottenute utilizzando questo approccio combinato.

Nella sua ricerca Riane Eisler, sociologa, considera tutta la storia anche la preistoria e considera anche la parte femminile dell’umanità che di solito viene trascurata. Propone la lettura dell’evoluzione della società umana attraverso la teoria della trasformazione culturale. Il modo con cui si struttura il rapporto tra uomini e donne ha un’influenza su come la società si comporta, sui valori e sul corso dell’evoluzione culturale che può essere pacifica o bellicosa. Secondo i suoi studi (si veda Il Calice e la Spada di Riane Eisler) ci sono due tipi di società, una basata sulla dominazione (patriarcato o matriarcato) e una basata sulla mutualità e sulla collaborazione, in cui non c’è predominio.

Secondo la ricerca presentata in il Linguaggio della Dea di Marija Gimbutas, archeologa e linguista, sono esistite società neolitiche, antecedenti alle invasioni delle popolazioni indoeuropee, basate su questo rapporto di mutualità, popolazioni pacifiche che hanno lasciato tracce archeologiche, ma anche testimonianze “vive” nei racconti tramandati per via orale, da studiare con la mitologia comparata, l’archeologia descrittiva, la linguistica, lo studio del folklore e l’etnografia. I miti riflettono la struttura mentale della popolazione, hanno la funzione di rispondere a delle domande fondamentali. Il mito raccontato in il Canto della Caduta è una delle fonti ottenute utilizzando questo approccio combinato.

La fonte principale per il mito di Fanes è l’opera di Karl Felix Wolff, che si occupò di raccogliere le testimonianze orali in ladino dagli anziani e di trascriverle traducendole in tedesco, rendendole comprensibili e fruibili ma, “sporcando” alcuni passaggi ai fini della comprensione del testo. Il lavoro viene poi ripreso da Ulrike Kindl, studiosa di tradizioni popolari e docente alla Ca’Foscari, che si sta occupando della “riparazione” di questa trasposizione.

 

Bibliografia della ricerca alla base de Il Canto della Caduta, di Marta Cuscunà

Bibliografia della ricerca alla base de Il Canto della Caduta, di Marta Cuscunà

 

Il teatro di figura

Durante la presentazione è stato anche descritto il contesto storico, per quanto riguarda il teatro di figura, in cui nasce questo spettacolo. Raramente si viene a contatto con spettacoli di marionette non tradizionali, a meno che non si incontri per caso qualche festival dedicato come il FIMFA (Festival Internacional de Marionetas e Formas Animadas) organizzato per l’appunto da A Tarumba Teatro de Marionetas Lisbona, in cui è possibile vedere spettacoli inusuali da tutto il mondo con complesse marionette. L’esempio più eclatante è Joey di War Horse (2007), una marionetta cavallo manovrata da tre operatori, capace di riprodurre anche il movimento del respiro di un cavallo vero.

 

 

Un altro esempio di utilizzo dei pupazzi è The Ventriloquists Convention, uno spettacolo nato dalla contaminazione con altre tipologie di performance, diretto da Gisèle Vienne:

 

 

Basta sostituire i pupazzi con dei robot ed ecco che nascono nuove tipologie di spettacolo in cui l’attore interagisce esternamente con degli oggetti animati interattivi. Amit Drori ha realizzato Savanna – a possible landscape (2011), uno spettacolo più vicino ad una performance, in cui degli animali robotici popolano il palco interagendo tra loro. Un altro esempio è lo spettacolo School of Moon (2016) di Shonen in cui dei bambini occupano il palco assieme a dei robot domestici da compagnia, eseguendo delle coreografie che esplorano i limiti dell’essere umano.

 

 

 

Il Canto della Caduta si preannuncia essere una performance vivida e coinvolgente, in grado di stupire anche il più disilluso spettatore e di trasmettere a pieno il messaggio per cui è stata pensata. Dal punto di vista tecnico ed espressivo sembra poter competere con le altre produzioni internazionali, unendo un’animatronica ricercata ed avanzata al talento recitativo. Nondimeno, il tema trattato è più che attuale ed è affrontato con un metodo di ricerca valido e rigoroso.

Il Canto della Caduta
Marta Cuscunà
26 e 27 ottobre 2018, prima nazionale Teatro Contatto_Udine, Stagione 2018-19
a cura del CSS Teatro stabile di innovazione del FVG

testo liberamente ispirato al mito del regno di Fanes
di e con Marta Cuscunà
progettazione e realizzazione animatronica Paola Villani
assistente alla regia Marco Rogante
partitura vocale Francesca Della Monica
distribuzione Laura Marinelli
una produzione Centrale Fies
in coproduzione con CSS Teatro stabile d’innovazione del Friuli Venezia Giulia, Teatro Stabile di Torino, São Luiz Teatro Municipal | Lisbona
in collaborazione con Teatro Stabile di Bolzano, A Tarumba Teatro de Marionetas | Lisbona
residenze artistiche Centrale Fies, Dialoghi– Residenze delle arti performative a Villa Manin, São Luiz Teatro Municipal, La Corte Ospitale
sponsor tecnici igus® innovazione con i tecnopolimeri; Marta s.r.l. forniture per l’industria
Marta Cuscunà fa parte del progetto Fies Factory di Centrale Fies

Editor di Constraint Magazine