FEFF18: Intervista a Francesco Nguyen (The Superegos)

 
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The SuperEgos è un progetto musicale improntato sull’elettronica che nasce nel 2007 a Udine. Inizialmente l’unico componente è Francesco Nguyen, poi per la preparazione dei live la formazione varia, diventa un piccolo ensamble di tre, quattro o cinque elementi. Da qualche anno la situazione si è stabilizzata e possiamo dire ufficialmente che i componenti sono Francesco Nguyen e Tommaso Casasola, formazione che ha vinto il primo posto di ItaliaWave FVG nel 2011.
Nel corso degli anni il progetto è maturato, ha preso forma e diventato sempre più interessante. Possiamo dire che ad ogni live, ( a Venezia, al Circolo Arci Cas*Aupa e al Kobo Shop per la “Stay home Ambient Session” per citare le ultime location) gli ascoltatori si sono trovati di fronte ad un suono diverso da quello del concerto precedente.

The Superegos live a Venezia nel 26 maggio 2015 con un loro fan.

The Superegos live a Venezia nel 26 maggio 2015 con un loro fan.

In attesa del concerto al bar del cinema Visionario  del 27 aprile (ingresso libero) in occasione del FEFF18, vi proponiamo l’intervista a Francesco Nguyen, fondatore del gruppo:

Ciao Francesco, sia tu che Tommaso vi siete distinti fin dai tempi di Pagella Rock (concorso di musica rock e affini per i ragazzi delle scuole superiori) nell’ambiente musicale udinese, in gruppi completamente diversi dai The SuperEgos. Com’è nata questa idea della musica elettronica?

Personalmente posso dire di essermi avvicinato verso la fine del liceo, ascoltando gruppi come NIN e Aphex Twin. Tutto è iniziato mentre ero in viaggio e mi annoiavo, comunque.


Dal vostro primo album cosa è cambiato?

Posso dire che è cambiato tutto, ma vale anche per ogni volta che suoniamo. Col passare degli anni sono sicuramente cambiati i gusti e la sensibilità verso un certo tipo di sonorità, che per quanto mi riguarda sento più vicine alla Svezia e all’America. La preponderanza del computer come mezzo di scrittura e performativo sicuramente è stato uno dei punti cardine di questo cambiamento.

Siete insieme anche nel progetto “So Long Saigon” con Alessandro Toso e Matteo Dainese, suonare insieme in gruppi diversi è fonte di ispirazione o tenete le due cose ben distinte?

Questi due progetti sono un po’ uno il figlio dell’altro, nel senso che un po’ tutto si mischia e si influenza a vicenda.

La costante nella vostra musica è sicuramente il cambiamento. Quanto è importante la consapevolezza delle tendenze musicali del momento nella vostra produzione?

Per altre mie occupazioni, un programma radio su Radio OndeFurlane e il lavoro con Cas’Aupa, ho sempre le antenne rizzate verso le novità dalla blogosfera e non solo. Le tendenze però non mi interessano perché sono frutto di un meccanismo che non mi va molto a genio, la critica musicale spesso è un rimbalzo di un buon ufficio stampa, così come, almeno in Italia, la maggior parte degli ascolti. Sicuramente sto attento alle correnti e agli spostamenti di sonorità, ma preferisco sfruttarle più che subirle.

C’è un artista che vi ha influenzato di più negli ultimi anni? A quali invece vi ispirerete nel prossimo periodo?

Sicuramente. Possiamo parlare di un pre e un post James Blake. Per il futuro non mi dispiacerebbe fare un disco come quello di Todd Terje.


La vostra musica ha due facce: i brani che possiamo ascoltare su Spotify sono delle colonne sonore delicate, adatte a momenti riflessivi, mentre i vostri live sono groove che starebbero bene nelle feste futuristiche più scatenate. Come mai questa grande differenza?
Quale rapporto c’è tra la vostra musica e i mezzi di fruizione (live set, smartphone, hi-fi)?

Non vogliamo far addormentare il nostro pubblico.
Per quanto riguarda i mezzi di fruizione penso che non si possa educare la gente su come ascoltare la musica, sicuramente ascoltando dal telefono in maniera prolungata ci si abitua a non sentire sfaccettature e si arriva a distinguere solo la cassa e il rullante, mentre ci sono molti altri suoni da ascoltare.

Il vostro prossimo concerto sarà il 27 al Visionario di Udine per il Far East Film Festival. Come vi sentite a suonare durante uno degli appuntamenti più importanti della regione?

Sicuramente siamo molto contenti di partecipare al FEFF, è uno dei momenti di maggior partecipazione nell’anno udinese. Contiamo nella presenza di un pubblico internazionale e per questo ci siamo impegnati parecchio per la preparazione di questo live.


Potete farci qualche anticipazione sul concerto?

Ci sarà da ballare, ma neanche noi sappiamo bene cosa succederà.

Dietro ai vostri pezzi c’è una gran ricerca di suoni e campionature. Alcuni suoni ci riportano a momenti della vita quotidiana, altri a situazioni da film. C’è una connessione tra la vostra musica e il mondo del cinema e delle colonne sonore?

Questa è la nostra croce e delizia: all’inizio di sicuro ho subito le influenze delle colonne sonore e più ampiamente del “landscape”, ma ormai il pubblico tende a indentificarci in quel genere, che a noi sta un po’ stretto. Nei live e nel prossimo disco ci saranno dei momenti elettronici molto pulsanti, che sfioreranno la techno.

The Superegos live @Visionario 27 aprile 19.30 Inizio // Ingresso Gratuito

The Superegos live @ Visionario, Udine 27 aprile 19.30 Inizio // Ingresso Gratuito

Visionario
via Asquini, 33 Udine UD
0432/204933

 

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Editor di Constraint Magazine