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Umeme Afrorave @Visionario – Intervista

 
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La rassegna VISI (ON) AIR di concerti di musica innovativa e indipendente porta ogni settimana al Visionario artisti internazionali. VISI (ON) AIR è organizzato dal C.E.C. in collaborazione con The Mechanical Tales e Hybrida.

Mercoledì 9 novembre 2016 il Visionario ha ospitato gli Umeme Afrorave (umeme.nl)da Amsterdam:

Umeme Afrorave è un melange tra la musica tradizionale africana e la potenza dei sintetizzatori analogici, con un accenno a riferimenti electro-house. Umeme in lingua swahili significa “fulmine”: il termine ben denota l’energia esplosiva di questo progetto nato nei Paesi Bassi dalla collaborazione tra Daniele Labbate ai synth e Bas Bouma alla batteria. Un live al fulmicotone!

Umeme afrorave (fonte: Umeme Afrowave)

Umeme afrorave (fonte: Umeme Afrowave)

Subito dopo il concerto abbiamo fatto qualche domanda a Daniele Labbate:

Quando preparate i vostri live qual è l’obbiettivo che volete raggiungere?

Quello che vogliamo ottenere è il cross over tra musica africana tradizionale e tecno, house e trance.


L’ultimo pezzo era un riferimento a “Hey Boy Hey Girl”?

Non ne ho idea, abbiamo jammato. Di solito siamo in tre, c’è anche un percussionista (Jos de Haas) che oggi per problemi logistici non è potuto venire, con i suoi assoli possiamo allungare i pezzi. In questo caso abbiamo riadattato il live e per fare il bis abbiamo dovuto jammare.

before the gig @soukmachines in Saint Denis #paris

Una foto pubblicata da Umeme Afrorave (@umemeafrorave) in data:

Umeme in lingua swahili significa “fulmine”. Qual è il legame tra la vostra musica e la musica africana? Qual’è l’effetto dell’aggiunta dell’elettronica?

È un po’ una violenza sulla musica africana, che tendenzialmente è più felice, ad eccezione di quella malinese. La musica elettronica la rende più scura e tendente al negativo. Cerchiamo, studiando i ritmi di metterli nei pezzi, infarciti di suoni. Perché in qualsiasi ritmo di qualsiasi nazione africana c’è già l’iradiddio in quanto ritmo. Quindi noi cerchiamo di farla farcita, perciò pure rave, perché è intensa.


Questo è il vostro primo tour in Italia? come vi siete trovati a Udine? dove siete stati prima?

Prima siamo stati a Venezia, ci siamo fatti mille ombre. Il promoter ci ha fatto fare un tour di Venezia da locali, è stato molto bello. È il nostro primo tour in Italia ed è fantastico perché di solito non suoniamo mai alle otto di sera. Ai rave si suona dalle tre alle otto di mattina, infatti non abbiamo dormito per due giorni di fila perché tutto il weekend precedente abbiamo suonato ai rave. Sta volta abbiamo finito alle tre e alle quattro siamo andati all’aeroporto e siamo arrivati qua alle otto, abbiamo dormito su una sedia prima di iniziare.

Quali saranno le prossime tappe del vostro tour?

La prossima tappa è l’11 novembre a Verona al Kroen e probabilmente avremo qualche data in ballo per il 2017.

Cosa vuol dire essere musicisti ad Amsterdam?

È come essere musicisti in ogni altra parte del mondo. Ti rompi le ossa e ti fai un culo quadrato. Il musicista sopravvive, però l’Olanda, per quanto riguarda la musica elettronica o l’innovazione è un po’ più aperta, ma ogni nazione ha i suoi limiti: non c’è più libertà, è tutto al soldo del soldo. Se non guadagni non fai nulla e se vuoi fare una cosa un po’ diversa ti tocca sudare un sacco e investire un botto.  Siamo tutti turnisti per fare i soldi, io insegno all’università musica elettronica e sopravviviamo di quello. Perché negli Umeme abbiamo iniziato da un po’ ma ci abbiamo investito migliaia di euro.

Qual è la differenza tra Amsterdam e l’Italia?

Non sto vedendo più tante differenze perché fortunatamente la musica nasce dalla frustrazione, l’Italia si sta aprendo un sacco vedo un sacco di gente che non conoscevo, con un nome d’arte, che nell’underground sta andando benissimo, c’è un risorgimento. Se Nietzsche dice che tutto si ripete il risorgimento dovrà tornare.

Cosa proporresti all’Italia per migliorare?

Investire sicuramente sulla cultura sull’innovazione, sulla sperimentazione. se vedi i conservatori o le scuole di musica sono tutti stradecadenti. anche le strutture interne dei conservatori potrebbero essere, prima di tutto più nuove, per esempio computer nuovi, senza windows, più aggiornati e aperti all’innovazione senza aver paura che la cosa non funzioni. Perché poi in Italia non essendoci soldi ognuno pensa al guadagno, ma quello deve arrivare dopo, prima c’è la scommessa in cui investire. Ho fatto il turnista in Italia, ho fatto i peggio tour, con tutto il rispetto. Pur guadagnando da bassista ho lasciato l’Italia perché quando tornavo a casa, in centro a Roma, mi guardavo allo specchio e mi chiedevo “ma cosa ho imparato oggi?” e la risposta era “niente”, per questo sono andato in Olanda, ho fatto il lavapiatti per otto mesi e mi sono messo a suonare là. Ora sono nove anni che sto là.

Il prossimo concerto degli Umeme Afrorave è l’11 novembre al Kroen di Verona

Il prossimo appuntamento con la musica al Visionario è l’11 novembre con i DISTRICT mentre VISI (ON) AIR ritorna il 23 novembre con Emily Jane White.